Il marketing è la diffusione di idee, valori e visione e la loro trasmissione orale o scritta è alla base della nostra cultura fin dalla notte dei tempi. Il marketing è cambiato non vende prodotti vende storie e alla base di queste ci sono le idee.
Un tempo era tutto più lineare: si aveva un prodotto, lo si pubblicizzava, si cercava di convincere le persone ad acquistarlo; Il marketing era al servizio della vendita, misurato in spot, volantini, slogan e promozioni. Ma è evidente anche a chi non è un marketer professionista che le persone non comprano più soltanto un oggetto: vogliono credere in ciò che acquistano, riconoscersi in ciò che rappresenta.
È qui che il marketing si trasforma. Non si limita più a vendere cose, ma propaga visioni, costruisce linguaggi comuni, crea senso di appartenenza. Ogni prodotto – dalla scarpa all’automobile, dal cellulare al cibo – diventa un veicolo culturale, un segnale identitario, un modo per dire “io scelgo di essere rappresentato da questo acquisto”.
E in questo scenario, il potere è cambiato di mano. Non è più solo l’azienda a parlare: oggi sono le persone a diffondere il messaggio, a condividerlo, a modificarlo, a farlo proprio.
Il marketing più efficace è quello che semina un’idea forte e lascia che siano gli altri a portarla in giro, a farla crescere. Il marketer si illude di avere potere sul messaggio ma non è assolutamente così, è il pubblico che interpreta, decide e possiede il messaggio che gli è stato dedicato.
Per questo, oggi il marketing ha a che fare molto più con la cultura che con il commercio. È uno strumento narrativo, sociale, politico. È il modo in cui un’azienda entra in relazione con la società, non solo per vendere, ma per dire chi è, cosa crede, cosa vuole cambiare.
Il marketing ricopre un ruolo sociale
Il marketer deve essere consapevole del suo ruolo sociale e di come la sua formazione ed i suoi intenti possono condizionare i bambini fin da quando iniziano a frequentare le scuole, contribuire ad abitudini malsane, alimentare comportamenti inopportuni ma anche creare nuovi posti di lavoro a scapito di altri con il rischio di chiusura di interi settori, avviare e lanciare una start up fino a farla diventare una società quotata in borsa.
Ma chi è il marketer oggi?
Un tempo il marketer era un professionista che, studiando tecniche di marketing, si occupava di vendere un prodotto a un consumatore. Oggi, invece, il focus si è spostato: si vendono idee, visioni, valori. E dato che tutti abbiamo accesso a canali di comunicazione — social, blog, newsletter — chiunque, consapevolmente o meno, può essere un marketer. La differenza è che prima il marketing era un mestiere, ora è anche una postura culturale: raccontare qualcosa al mondo e cercare di farlo arrivare.
Quand’è che il marketing sta funzionando?
Il target del marketing ha già un suo modo di percepire il mondo fatto di background e bías cognitivi personali quindi il consumatore percepisce e comprende le proposte più in linea con le idee che già ha. Il marketing funziona quando, conoscendo il suo pubblico, fa vibrare le sue corde interne con la storia giusta.
Per un marketing efficace è importante fare distinzione anche tra il consumatore, ovvero colui che effettivamente conosce e compra il prodotto e il pubblico, tutti coloro che ricevono e reagiscono al messaggio del brand anche senza comprare. La differenza spesso è sostanziale come nel caso del lancio di una novità: il pubblico nota solo le novità e formula giudizi il consumatore nota la novità solo quando questa ha effettivamente un ritorno sul prodotto.
Quindi quand’è che il marketing sta funzionando?
Quando l’idea alla base del brand si diffonde, genera coinvolgimento e trasforma il pubblico in comunità attiva, capace di riconoscersi, partecipare e alla fine conquistare prima il pubblico e poi il consumatore.
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